La collocazione del giardino nell’area urbana conosciuta come “Alemanni” invita a osservare il lungo porticato, edificato tra il 1619 e il 1631, che collega la porta di Strada Maggiore alla chiesa degli Alemanni: questa propaggine realizza una concreta interazione fra città e territorio.

In una mappa di Bologna della seconda metà del Seicento la forma urbana è caratterizzata dalla presenza della struttura lineare del portico integrata da piccoli insediamenti sparsi nella campagna connessi alla strada principale.

Nella pubblicazione La chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Alemanni dal sec. XIII agli inizi del XIX, a cura di Mario Fanti e Giancarlo Roversi (Bologna, 1969), a pagina 3, si legge:

Come tutte le zone immediatamente esterne alla cerchia murata della città, anche quella degli Alemanni, fino a tutto il secolo XVIII, si presentava come un’ubertosa campagna, punteggiata da case coloniche, da ville e da qualche “borghetto” o “casale”. Quello che differenziò dal sec. XVII in poi il sobborgo degli Alemanni e gli conferì una spiccata fisionomia di vera appendice della città, fu il porticato che dalla Porta di Strada Maggiore si spinge fino al Santuario di Santa Maria Lacrimosa, ora chiesa parrocchiale di S. Maria degli Alemanni. Porticato costruito tra il 1619 e il 1631, anteriore perciò a quello molto più celebre che da Porta Saragozza porta al Santuario della Madonna di San Luca”.

In un manoscritto conservato alla Biblioteca Universitaria  è documentata la presenza di una comunità di monaci, gli  Eremitani di Sant’Agostino, provenienti dalla Toscana che, a metà del XIII secolo, costruiscono un convento a Fossa Cavallina, fuori della porta di Strada Maggiore, vicino alla chiesa degli Alemanni.

In epoche successive la proprietà dei terreni e degli edifici è documentata dai rogiti notarili: agli inizi del 1600 Giovanni Battista Zani insieme alla moglie Vittoria Donelli, proprietari di una casa nel “Luogo detto Alemanni”, stipulano un Accordo con i Padri Carmelitani Scalzi per la costruzione della porzione di portico di loro competenza.

Nel 1674 per espressa volontà del padre, il noto giurista bolognese Paolo Zani, la proprietà viene intestata alla figlia minore Maria Teresa Zani, poetessa bolognese.

Nei sonetti da lei composti ci sono espliciti riferimenti a una geografia a noi familiare: Bel Poggio (le prime colline di Bologna salendo via Siepelunga, dov’è tuttora la Villa Hercolani) e Fossa Cavallina (un piccolo corso d’acqua che dalle colline di Barbiano, scendendo lungo la via Oriani, attraversa via Mazzini tra via Primodì e via Argelati).

Il “Predio di Terra et annessi nel Comune degli Alemani” viene venduto nel 1718 alla marchesa Maddalena Scappi Marsigli Rossi, moglie di Silvio Antonio, un esponente della nobile famiglia Marsigli (o Marsili) che vanta tra i suoi antenati Luigi Ferdinando il fondatore dell’Istituto delle Scienze dell’Università di Bologna.

La famiglia Marsigli Rossi Lombardi aveva la sua residenza principale in via D’Azeglio, 48. La Palazzina degli Alemanni era una delle residenze per la villeggiatura: una porzione degli edifici era riservata ai proprietari, ma la gran parte dei fabbricati, dei terreni e delle botteghe che si affacciavano sul portico erano concessi in locazione.

Dal censimento delle famiglie residenti a Villa Marsigli nella seconda metà dell’Ottocento, ricaviamo un variopinto spaccato della popolazione di questo territorio: l’ortolano, il fruttivendolo, il canepino, il fabbro, il cocchiere, il fiaccheraio.

fiaccheraio

A partire dai primi anni del Novecento, in seguito al piano regolatore del 1889 con il progetto della città-giardino, si procede alla lottizzazione dei terreni per la costruzione di villette. Il territorio destinato all’agricoltura per molti secoli, diventa un’ambita zona residenziale per la nuova borghesia.

http://badigit.comune.bologna.it/codibo/reader/29C03.htm#page/20/mode/1up

Le testimonianze dirette di alcune nostre socie confermano con ricordi personali la presenza dei marchesi Marsigli nella Villa di via Mazzini a partire dagli inizi del ‘900. L’edificio di via Savioli, 3 che in origine  era la scuderia della Villa, viene ristrutturato e la famiglia del marchese Francesco Marsigli Rossi Lombardi lo abiterà fino agli anni ’60. Il giardino era molto curato e non passava inosservato a chi scendeva alla fermata del tram che si trovava proprio davanti all’ingresso della Villa.

Il vialetto d’ingresso al giardino di  Villa Marsigli era costeggiato da un roseto. All’interno c’era la limonaia e in fondo, quasi al confine con la piazza Trento e Trieste, la ghiacciaia ( in dialetto “giazera”). In un angolo c’era il cosiddetto “letto caldo”, un semenzaio costruito in cemento e vetro“.

Tra il 1945 e1948 i lunghi tram che facevano capolinea in via Orefici, fermavano all’angolo di via Savioli-Mazzini, di fronte al merciaio Renato che con la sua enorme mamma vendeva nastri e pizzi. All’altro lato di via Mazzini, verso la chiesa, c’era il famoso forno Baravelli/Orsini, da cui si diff ondevano profumi di pane e pasticceria. Più oltre, una piccola osteria con le tendine a quadretti colorati dove sostavano i camionisti. All’inizio di via Savioli la parrucchiera Ida che “lavorava in casa”: una piccola stanzetta bollente con vecchi caschi asciugacapelli. Infine la storica lattaia Laura aveva un negozietto poco prima del grande cancello di villa Marsigli dal quale partiva il mattino presto con una vecchia bicicletta piena di sporte per andare a fare le consegne ai suoi affezionati clienti“.

Il ricco materiale documentario raccolto nella ricerca storica sul territorio darà origine a una pubblicazione e a un percorso espositivo in preparazione.  

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